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Visualizzazione dei post da novembre, 2022

Film: L'uomo che uccise Liberty Valance (1962)

Il western classico implode e decreta la sua stessa fine, ad opera di colui che più di tutti ne aveva costruito il mito. "Qui siamo nel West, dove se la leggenda diventa realtà, vince la leggenda". L'uomo che uccise Liberty Valance segna appunto lo spartiacque tra il western classico e il western moderno. John Ford abbandona gli spazi aperti della Monument Valley, teatro di Sentieri Selvaggi e di altri suoi capolavori, torna al bianco e nero dopo dodici anni e sceglie un'ambientazione cupa e claustrofobica, girando in interni buona parte del film. Il senatore Ransom Stoddard (James Stewart) e la moglie tornano a Shinbone, paese di origine di lei, per assistere al funerale di un certo Tom Doniphon (John Wayne), che quasi nessuno a parte loro sembra ricordare.  Inizia un lungo flashback, durante il quale Stoddard rivive il suo arrivo in città anni prima, quando - giovane procuratore legale fresco di studi - nutriva l'ambizione di convertire alla civiltà e alla ragio...

Film: Una calibro 20 per lo specialista (1974)

La Malpaso di Clint Eastwood produce l'esordio alla regia di Michael Cimino.  Un gangster veterano (Eastwood), che si finge un prete per nascondersi dai suoi ex complici, convinti che abbia intascato l'intero bottino della loro ultima rapina, incontra per caso un giovane sbandato (Jeff Bridges) che gli propone di rimettere insieme la banda per un ultimo colpo. Un po' noir, un po' road movie, è tanto serrato nelle scene d'azione quanto delicato nel descrivere il rapporto tra i due protagonisti, quasi un rito di iniziazione che il "vecchio" gangster Eastwood conduce con pazienza e dolcezza, accantonando per un po' il cinismo dei personaggi che lo hanno reso famoso, dal bounty killer dei western di Sergio Leone all'ispettore Callaghan. Eccellenti anche i comprimari: George Kennedy dà una delle sue migliori interpretazioni nel ruolo del torvo Red Leary, e Geoffrey Lewis non è da meno nei panni di Goody, il dimesso autista della banda. Una colonna sonor...

Film: La notte dei morti viventi (1968)

E' difficile esagerare l'importanza che il capolavoro di George A. Romero ha avuto e continua ad avere nella storia del cinema, e ciò per vari ordini di motivi. In primo luogo, esso ha segnato la nascita dell'horror moderno. Con pochissime eccezioni (una delle più significative è forse "L'ultimo uomo della Terra" del 1964, tratto da un romanzo di Richard Matheson di cui lo stesso film di Romero è debitore), fino ad allora l'horror era stato soprattutto una questione di fantasmi, case infestate, e in genere forze soprannaturali, magari imprudentemente evocate, che insidiavano la vita di persone, villaggi, città o del mondo intero. E, altro elemento fondamentale sul quale ritorneremo, il pericolo rappresentato dall'entità malefica di turno innescava nella maggior parte dei casi un meccanismo di solidarietà all'interno di una comunità minacciata, o di un gruppo di sopravvissuti. Con La notte dei morti viventi invece l'orrore si fa reale, abbandona...

Film: Cani arrabbiati (1974)

Mario Bava dice la sua nel poliziesco e - come già nell'horror - sale in cattedra. Dopo una rapina, tre malviventi senza scrupoli prendono in ostaggio una donna, un uomo e il suo figlioletto malato, che ha bisogno di cure urgenti. Ma la via di fuga è costellata di imprevisti, e i contrasti che emergono all'interno della banda non fanno che complicare la situazione. Girato nel 1973 ma rimasto inedito fino al 1995 a causa del fallimento del produttore originario, si svolge quasi interamente all'interno di un'automobile, affidandosi a dialoghi serrati e allo studio delle varie personalità in gioco (il capo freddo e calcolatore, gli scagnozzi sanguigni e brutali, la donna terrorizzata) per costruire una tensione che monta implacabile, a tratti si fa insostenibile e conduce a un finale inaspettato. Tasso di violenza ben al di sopra degli standard del genere: George Eastman/Luigi Montefiori e Don Backy fanno letteralmente venire i brividi. Cinico.

Omaggio a Ennio Morricone

Tramonto. Un ragazzo, a cavalcioni di un mulo quasi stanco ed emaciato quanto lui, aziona girando in tondo un cigolante meccanismo che pesca acqua da un pozzo. Non sappiamo da quanto tempo lo stia facendo, ma non importa: la sua faccia ci dice che lo ha fatto tante, troppe volte. I suoi occhi bassi non sanno guardare oltre il dorso del mulo, con cui condivide la fatica. Ma oggi è un giorno che segnerà la sua vita per sempre. Il ragazzo alza gli occhi e guarda finalmente l'orizzonte. Ferma il mulo, e guarda meglio: un uomo a cavallo si avvicina lentamente. Parte la musica, semplice, dimessa come gli abiti del ragazzo... un tappeto di organo su cui una chitarra ricama un fraseggio dolce e malinconico, ma allo stesso tempo carico di sinistri presagi. Presagi di morte. Si, perché l'uomo a cavallo è Sentenza-Lee Van Cleef, uno dei cattivi più cattivi che il cinema abbia mai conosciuto: Sergio Leone, il regista, sta per fargli sterminare la famiglia del ragazzo. Il film è uno dei mas...

Film: La casa dalle finestre che ridono (1976)

Capolavoro dell'horror italiano, secondo solo al miglior Mario Bava. Pupi Avati ha l'intuizione geniale di trasformare la Bassa Padana sonnacchiosa e assolata in un teatro di perversioni e brutalità che - grazie a un sapiente dosaggio della suspense - alimentano tensione e colpi di scena senza tregua; e un gruppo di attori particolarmente ispirato fa il resto: Lino Capolicchio è credibile nel ruolo del protagonista, Gianni Cavina memorabile in quello dell'autista ubriacone che sa più di quanto dovrebbe.  Un paio di fotogrammi di questo film valgono l'intera carriera di Dario Argento.

Film: I guerrieri della palude silenziosa (1981)

Walter Hill riadatta in chiave militare lo schema dell'Anabasi di Senofonte già usato ne "I guerrieri della notte": per un gruppo di soldati della guardia nazionale della Louisiana un weekend di esercitazioni nelle paludi si trasforma in un incubo, quando i loro modi da spacconi e la loro tracotanza scatenano la furia omicida dei cacciatori cajun. Evidente il richiamo alla guerra nel sud-est asiatico, seppure negato dal regista, con i cajun-vietcong agili, veloci e spietati contro il lento e macchinoso esercito americano; e implicita, ma feroce, la critica al militarismo imperialista a stelle e strisce, e al razzismo che pervade il Sud. Cast eccellente, guidato da una straordinaria coppia di protagonisti (Keith Carradine e Powers Boothe), grande colonna sonora di Ry Cooder, tensione che non concede tregua e regia capace, che usa in maniera magistrale gli spazi naturali. Piccola grande lezione di cinema, da (ri)vedere.

Film: Il giorno degli zombi (1985)

Terzo capitolo della saga dei Morti Viventi di George A. Romero.  Florida, anni '80: in una base sotterranea, un gruppo di scienziati coadiuvato da un'unità militare cerca di comprendere e invertire il processo che ha trasformato la maggior parte della popolazione in orde di zombie affamati di carne umana. Molto più di un horror, ma allo stesso tempo radicale come pochi horror sanno essere, e dotato di un ferreo rigore morale. Gli effetti e il make up di Tom Savini si spingono a livelli di gore quasi insostenibili, ma forte è - come sempre in Romero - la valenza politica: soprattutto in una società allo sbando, la scienza, la ragione sono l'unico argine contro le derive autoritarie, e alla fine persino gli zombie si fanno preferire al potere costituito (rappresentato qui dai militari), ottuso, disumano e in definitiva autodistruttivo. Un gioiello, per stomaci (e cervelli) forti.

Film: Angel Heart - ascensore per l'inferno (1987)

Stati Uniti, 1955: la ricerca di una persona scomparsa, tra New York e il profondo Sud, si trasforma presto in una discesa agli inferi, tra riti pagani, esoterismo e un passato che si vorrebbe tenere nascosto.  Alan Parker dirige con mestiere uno strepitoso Mickey Rourke, in uno dei suoi ruoli migliori, dosa sapientemente un De Niro sornione e sinistro, e lascia che le atmosfere torride del Sud alimentino la tensione e l'angoscia, in un viaggio alla scoperta di una verità atroce, che non può più essere taciuta.  Raffinato, ma non per questo meno inquietante.

Film: Scarface (1983)

Brian De Palma si ispira piuttosto liberamente all'omonimo film di Howard Hawks del 1932, e dirige uno dei capolavori degli anni '80, oltre che un punto di riferimento imprescindibile per il genere gangster e noir. Non ci sono aggettivi per definire l'interpretazione di Al Pacino, probabilmente la sua migliore di sempre: eccessivo, costantemente sopra le righe ma capace di dare al suo personaggio uno spessore e un'espressività incredibili, incarnando in maniera viscerale la parabola di Tony Montana, da esule cubano a re della droga di Miami, divenuto poi icona della cultura hip hop ispanica (e non solo) e simbolo di riscatto per gli emigrati ghettizzati e oppressi. Un personaggio negativo, certo, ma dotato di un rigido codice morale, offuscato dalla brama irrefrenabile di denaro, di successo e di possesso che lo conduce all'autodistruzione. Un personaggio eccessivo come tutto il film, sfavillante e roboante, denso di azione (musicata magistralmente da Giorgio Morode...