Sette anni dopo " La casa dalle finestre che ridono ", Pupi Avati torna ad ambientare un horror nella bassa pianura Padana; questa volta però l'azione si sposta dalla foce del Po alla riviera romagnola e il soggetto (scritto dal regista, mentre alla sceneggiatura hanno collaborato Antonio Avati e Maurizio Costanzo), sotto certi aspetti debitore di Lovecraft, è decisamente più virato verso il soprannaturale. Geniale è in primo luogo la scelta delle location: a parte Bologna, dalla quale il racconto prende le mosse e che non è priva di un certo fascino sinistro, far svolgere una storia che parla di esperimenti segreti per far tornare in vita i morti nella terra della piadina e di Raoul Casadei (in piena estate, per giunta) denota un certo coraggio, come ebbe a riconoscersi lo stesso Pupi Avati in un making of di qualche anno fa. L'amenità dei luoghi non va però a discapito della tensione, che anzi cresce implacabile fino all'angoscia delle sequenze finali, dove bu...