Passa ai contenuti principali

Film: Zeder (1983)

Sette anni dopo "La casa dalle finestre che ridono", Pupi Avati torna ad ambientare un horror nella bassa pianura Padana; questa volta però l'azione si sposta dalla foce del Po alla riviera romagnola e il soggetto (scritto dal regista, mentre alla sceneggiatura hanno collaborato Antonio Avati e Maurizio Costanzo), sotto certi aspetti debitore di Lovecraft, è decisamente più virato verso il soprannaturale.
Geniale è in primo luogo la scelta delle location: a parte Bologna, dalla quale il racconto prende le mosse e che non è priva di un certo fascino sinistro, far svolgere una storia che parla di esperimenti segreti per far tornare in vita i morti nella terra della piadina e di Raoul Casadei (in piena estate, per giunta) denota un certo coraggio, come ebbe a riconoscersi lo stesso Pupi Avati in un making of di qualche anno fa.
L'amenità dei luoghi non va però a discapito della tensione, che anzi cresce implacabile fino all'angoscia delle sequenze finali, dove buona parte del merito va all'ambientazione scelta per l'epilogo: la colonia di Spina, struttura gigantesca e spettrale, abbandonata negli anni '60 e che in realtà è la colonia Varese, ancora visibile (non senza infrangere qualche divieto) a Milano Marittima.
Stefano (Gabriele Lavia) è uno scrittore in cerca di affermazione: i suoi primi due romanzi sono rimasti nel cassetto e l'idea per il terzo (forse, quello buono) gli viene da una vecchia macchina da scrivere che sua moglie Alessandra (Anne Canovas) gli regala per il loro anniversario. Leggendo in controluce il nastro, Stefano viene a conoscenza della figura controversa di Don Luigi Costa, un ex prete scomparso in circostanze poco chiare, e delle ricerche di un certo Paolo Zeder sui cosiddetti "terreni k", dotati di caratteristiche tali da farne delle zone senza tempo, o "a tempo zero" e quindi in grado, secondo Zeder e i suoi seguaci, di riportare in vita i defunti. Il mistero via via si infittisce, le morti violente si susseguono e tutto consiglierebbe di lasciar perdere, ma Stefano è determinato ad andare fino in fondo...
Qualche piccola ingenuità di sceneggiatura (a tratti sembra che tutti siano coinvolti e questo indebolisce un po' l'efficacia della storia), ma in definitiva la prova che non necessariamente la riuscita di un horror è direttamente proporzionale al budget (gli effetti speciali sono davvero minimali), soprattutto quando una regia sapiente e un buon gruppo di attori garantiscono una suspence costante.

Commenti

Post popolari in questo blog

Film: Italia a mano armata (1976)

Marino Girolami dirige, con lo pseudonimo di Franco Martinelli, il capitolo finale della "trilogia del Commissario".  Protagonista della mini saga è il Commissario Betti/Maurizio Merli, volto iconico quest'ultimo del poliziottesco italiano, tutore dell'ordine tanto coraggioso e votato al sacrificio quanto poco incline al rispetto dei superiori e soprattutto delle regole.  L'intero filone del cinema nostrano, che ebbe un grande ma effimero successo nella seconda metà degli anni '70, è costruito intorno a un ben preciso cliché del poliziesco a stelle e strisce, e ne accentua i caratteri individualisti e (sommariamente) giustizialisti fino a rendere plausibili le accuse di ideologia fascistoide che avevano colpito anche i suoi predecessori made in USA , a cominciare da "Ispettore Callaghan, il caso Scorpio è tuo". "La polizia ringrazia" di Steno (1972) aveva dettato tempi e temi di un genere molto più debitore dell' hard boiled americano...

Serie TV: Miami Vice (1984-1990)

Alcuni la considerano la più grande serie di tutti i tempi; sicuramente si è trattato di un punto di svolta cruciale nella storia degli show televisivi, e non solo di quelli polizieschi. Miami Vice ha letteralmente rivoluzionato il modo di concepire una serie TV, e lo ha fatto da diversi punti di vista.  Innanzitutto, sotto il profilo estetico. Il produttore Michael Mann ha imposto uno stile ben preciso, che sotto l'aspetto delle scelte cromatiche insiste sulle tinte pastello (arrivando al punto di fare appositamente ridipingere intere facciate di edifici art-deco del quartiere di South Beach, all'epoca in stato di degrado) e che in generale segna un netto cambio di rotta rispetto ai police procedurals degli anni '70 e '80: i soprabiti dimessi del Tenente Colombo e le cravatte dell'ispettore Derrick lasciano il posto ai blazer di Armani, e la moda gioca un ruolo primario nel definire il tono medio degli episodi. Gianni Versace e Hugo Boss furono consulenti della s...

Film: L'uomo che uccise Liberty Valance (1962)

Il western classico implode e decreta la sua stessa fine, ad opera di colui che più di tutti ne aveva costruito il mito. "Qui siamo nel West, dove se la leggenda diventa realtà, vince la leggenda". L'uomo che uccise Liberty Valance segna appunto lo spartiacque tra il western classico e il western moderno. John Ford abbandona gli spazi aperti della Monument Valley, teatro di Sentieri Selvaggi e di altri suoi capolavori, torna al bianco e nero dopo dodici anni e sceglie un'ambientazione cupa e claustrofobica, girando in interni buona parte del film. Il senatore Ransom Stoddard (James Stewart) e la moglie tornano a Shinbone, paese di origine di lei, per assistere al funerale di un certo Tom Doniphon (John Wayne), che quasi nessuno a parte loro sembra ricordare.  Inizia un lungo flashback, durante il quale Stoddard rivive il suo arrivo in città anni prima, quando - giovane procuratore legale fresco di studi - nutriva l'ambizione di convertire alla civiltà e alla ragio...