Brian De Palma si ispira piuttosto liberamente all'omonimo film di Howard Hawks del 1932, e dirige uno dei capolavori degli anni '80, oltre che un punto di riferimento imprescindibile per il genere gangster e noir. Non ci sono aggettivi per definire l'interpretazione di Al Pacino, probabilmente la sua migliore di sempre: eccessivo, costantemente sopra le righe ma capace di dare al suo personaggio uno spessore e un'espressività incredibili, incarnando in maniera viscerale la parabola di Tony Montana, da esule cubano a re della droga di Miami, divenuto poi icona della cultura hip hop ispanica (e non solo) e simbolo di riscatto per gli emigrati ghettizzati e oppressi. Un personaggio negativo, certo, ma dotato di un rigido codice morale, offuscato dalla brama irrefrenabile di denaro, di successo e di possesso che lo conduce all'autodistruzione. Un personaggio eccessivo come tutto il film, sfavillante e roboante, denso di azione (musicata magistralmente da Giorgio Moroder), tra sparatorie parossistiche, violenza (anche verbale), decine di cadaveri e montagne di cocaina.
Cult movie, figlio degli anni '80 ma anche senza tempo, come tutti i classici.
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