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Film: La notte dei morti viventi (1968)

E' difficile esagerare l'importanza che il capolavoro di George A. Romero ha avuto e continua ad avere nella storia del cinema, e ciò per vari ordini di motivi.
In primo luogo, esso ha segnato la nascita dell'horror moderno. Con pochissime eccezioni (una delle più significative è forse "L'ultimo uomo della Terra" del 1964, tratto da un romanzo di Richard Matheson di cui lo stesso film di Romero è debitore), fino ad allora l'horror era stato soprattutto una questione di fantasmi, case infestate, e in genere forze soprannaturali, magari imprudentemente evocate, che insidiavano la vita di persone, villaggi, città o del mondo intero. E, altro elemento fondamentale sul quale ritorneremo, il pericolo rappresentato dall'entità malefica di turno innescava nella maggior parte dei casi un meccanismo di solidarietà all'interno di una comunità minacciata, o di un gruppo di sopravvissuti.

Con La notte dei morti viventi invece l'orrore si fa reale, abbandona il mondo del soprannaturale, nasce dagli uomini (o dalla società degli uomini) e si rivolge contro gli uomini stessi: per quanto la trama non chiarisca la ragione per la quale i morti di una comunità rurale della Pennsylvania iniziano a resuscitare con un appetito insaziabile di carne umana, quello che conta è che fino a poco prima essi erano uomini esattamente come noi e come i protagonisti del film i quali, asserragliati in una fattoria, tentano di resistere all'assedio di questi mostri privi di ragione e guidati solo dall'istinto brado.

Peraltro, ciò che rende la visione del film ancora così scioccante, dopo oltre cinquant'anni, ha poco a che fare con le sue scene più esplicite; certo, graficamente alcune sequenze sono molto forti, all'epoca fecero scalpore, e il film è straordinario anche per la sua capacità di capitalizzare la pochezza di mezzi facendone un punto di forza: si pensi anche solo alla scelta di girare in un bianco e nero molto espressivo per poter utilizzare, al posto del sangue finto, lo sciroppo di cioccolato Bosco, divenuto poi famoso proprio grazie a Romero e compagni. In ogni caso, gli amanti dell'horror hanno assistito a scene e immagini ben più crude negli ultimi cinque decenni. No, il film è agghiacciante e sconvolgente, e lascia nello spettatore un profondo senso di disagio, perché è quasi completamente assente la solidarietà tra i protagonisti della quale abbiamo parlato a proposito dell'horror "classico". Anche in questo senso dunque La notte dei morti viventi è un film straordinariamente moderno e innovativo, e non solo rispetto al suo genere: di fronte a una minaccia, ognuno pensa alla propria sopravvivenza, tutt'al più a quella della propria famiglia, e se per fare ciò deve sacrificare la vita degli altri, lo fa senza tentennamento alcuno.

Esiste ancora un'altra ragione per considerare il film un punto di svolta nella storia del cinema. Con La notte dei morti viventi, ed è questa una caratteristica che tornerà in tutti i film successivi di Romero, il genere horror si arricchisce di temi che fino ad allora gli erano stati estranei: riflessione sociale e impegno politico. Non è forse possibile "leggere" i morti viventi, che agiscono solo in base all'istinto e ripetono continuamente e indefinitamente le stesse azioni senza domandarsene il motivo, come una metafora della società dei consumi, che finisce letteralmente per divorare sé stessa? Ha anche senso, crediamo, interpretare il film alla luce del momento storico in cui è stato concepito, quel 1968 caratterizzato da eventi quali il conflitto in Vietnam, le rivolte studentesche, la guerra fredda, che minavano i valori borghesi, asserragliati e abbarbicati alle poche certezze rimaste, come i sopravvissuti nella fattoria; così come ha senso sottolineare l'analisi lucida e razionale, quasi scientifica, e che tornerà anche nella filmografia successiva del regista, di cosa succede a un contesto sociale apparentemente "normale" quando un avvenimento straordinario ne sovverte gli equilibri e ne fa saltare le regole. Le dinamiche interpersonali ne risultano sconvolte, vigono la legge del più forte e la sopraffazione, tanto che i morti viventi rischiano di non essere la peggiore delle minacce alla sopravvivenza dell'umanità.

Non un semplice horror, dunque, ma un'opera che si presta a numerosi e diversi livelli di lettura e di interpretazione; ma allo stesso tempo - e questo è un altro tratto ricorrente in Romero - un film che ha il coraggio di essere un horror fino in fondo, radicale come pochi, sia visivamente sia tematicamente, forte come un pugno nello stomaco.

Un film realizzato letteralmente con due soldi da Romero e da alcuni amici, ma che ha guadagnato qualcosa come 250 volte il budget iniziale, imponendo anche sotto questo aspetto uno standard di riferimento per il cinema indipendente.

Uno dei casi in cui, insomma, l'espressione "pietra miliare" rischia di suonare come un eufemismo.

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