John Carpenter torna a un budget limitato e realizza un film convincente, per quanto a tratti un po' confuso, dopo il mezzo pasticcio tra commedia, arti marziali e avventura di "Grosso guaio a Chinatown".
Un alto prelato (Donald Pleasence) viene convocato in una chiesa alla periferia di Los Angeles dove l'ultimo superstite della bizzarra congrega che la presidiava, La Confraternita del sonno, ignota persino al Vaticano, è morto lasciando l'unica cosa che custodiva, la chiave della cripta.
Qui si trova una teca dall'aspetto arcaico, apparentemente sigillata e impenetrabile, e il porporato decide che il liquido verdastro che contiene meriti un approccio rigorosamente scientifico: chiama allora il più eminente fisico teorico che conosca, il professor Birack, il quale, assemblata una squadra interdisciplinare di studenti, si appresta a trascorrere il weekend nel misterioso luogo di culto.
Le cose appaiono fin da subito più complicate e sinistre di quanto potessero sembrare all'inizio: la teca è tutt'altro che sigillata e tutti coloro che entrano in contatto con il liquido iniziano a comportarsi in modo minaccioso; fuori dalla chiesa stazionano dei barboni-zombi che impediscono a chiunque di lasciare l'edificio; si scopre che i membri della Confraternita comunicavano tra loro solo tramite i sogni, e tutti i membri del team scientifico, quando si addormentano, iniziano a fare quello che più che un sogno sembra un messaggio subliminale che mano a mano si svolge e si dipana; oltre alla teca, nel seminterrato è presente un libro antichissimo, scritto in tutte le lingue arcaiche del mondo ma che contiene anche complesse equazioni differenziali; e pian piano si fa strada la teoria che la teca contenga l'essenza stessa del Male, ma che esso altro non sia, come materia e anti-materia, che l'altra faccia del Bene.
Forse eccede un po' nelle sue ambizioni fisiche-metafisiche-teologiche, ma il film è senza dubbio efficace, la suspence cresce implacabile e nemmeno il finale concede di tirare il respiro. Musiche dello stesso Carpenter e di Alan Howarth. Alice Cooper è uno dei morti viventi homeless.
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